La stazione

di Umberto Marino

con Franco Ferrante, Rossella Giugliano, Enzo Strippoli
regia Michele Bia
resp.le produzione Caterina Wierdis
scenografia Nino Regina
elementi di scena Luca Corriero
foto e grafica Nico Sacco
si ringrazia la ditta “Ferrovie Appulo Lucane” per aver fornito i mobili e l’attrezzeria di scena

In una piccola stazione di provincia, sperduta nella campagna pugliese, Domenico Arceri fa il capostazione ed è addetto al turno di notte. Per rendere meno noioso il lavoro trascorre il tempo a studiare l’inglese e a cronometrare tutto ciò che avviene nel suo ufficio: quanto ci mette la macchinetta a fare il caffè, in quanto tempo si consuma un ciocco di legno nella stufa, la regolarità con la quale cade il pesante piano ribaltabile di un mobile rotto. Nel cuore di una notte fredda e piovosa, una bella ragazza, in abito da sera, irrompe nel suo ufficio. Visibilmente turbata, ha fretta di partire e lasciare quel posto. Ma il primo treno è alle sei del mattino. Non resta che aspettare.

“La stazione” è una storia ambientata al Sud, e precisamente in Puglia. Il testo di Marino, però, ha il merito di superare i confini geografici della sua ambientazione. Parla di  incontri, casualità, combinazioni. I tre personaggi, in varia misura, sono tre “soli” radicati nelle proprie abitudini, nei propri costumi senza il coraggio di dare una sferzata alla   sonnacchiosa esistenza. Ma la vita, quella vera, presenta delle sorprese, palpitanti, carnali, che lasciano il segno. E non fa niente se l’incontro tra i due protagonisti non si consuma, la cosa importante rimane la consapevolezze che certe storie possono sconvolgere un tempo quotidiano, un particolare ritmo di esistenza,  anche se  hanno la durata di una notte e il sapore del sogno che si dissipa all’alba.



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